LIBRI 2010


La persona al mondo che sa più cose sull'Olocausto è Carlo Mattogno. Il suo libro "Le camere a gas di Auschwitz" costituisce la summa mirabile di 30 anni di studi. E' richiedibile, al prezzo politico di 35 euro alle Edizioni all'insegna del Veltro, Viale Osacca 13, 43100 Parma; FAX o telefono: 0521-290880; email: insegnadelveltro@tin.it

UNA NUOVA OPERA AFFERMAZIONISTA SU AUSCHWITZ

di Carlo Mattogno, Gennaio 2010

La mia opera Le camere a gas di Auschwitz. Studio storico-tecnico sugli “indizi criminali” di Jean-Claude Pressac e sulla “convergenza di prove” di Robert Jan van Pelt (Effepi, Genova, 2009) è ormai uscita da parecchi mesi e, come previsto, quasi nessuno ne ha parlato. Lo farò brevemente io per celebrare degnamente la “Giornata della memoria”. L’opera in questione non è negazionista, ma affermazionista, perché confuta le interpretazioni proposte dai due autori menzionati nel titolo ricostruendo di volta in volta, grazie anche a documenti ad essi ignoti, il contesto reale degli eventi. Essa non è dunque sterile critica negativa, ma positivo apporto di conoscenza.

Anzitutto qualche informazione tecnica. L’opera conta 715 pagine, di cui 658 di testo; le restanti contengono 51 documenti. L’apparato critico è costituito da 2510 note con riferimenti a documenti provenienti da 22 archivi e da una bibliografia di circa 270 opere, di cui oltre 80 sulla cremazione. L’Appendice include tra l’altro un Glossario di oltre 400 termini tecnici tedeschi. L’opera è suddivisa in cinque parti e in 19 capitoli. L’Indice riportato sotto fornisce già un’idea abbastanza precisa degli argomenti che vi sono trattati. Mi limito perciò a brevi commenti.

La Parte Prima è dedicata agli “indizi criminali” sulle presunte camere a gas omicide di Auschwitz esposti da Jean-Claude Pressac e poi riproposti – rasentando il plagio – da Robert Jan van Pelt. La loro formulazione originaria spetta tuttavia al giudice istruttore polacco Jan Sehn, che nell’immediato dopoguerra li aveva già enumerati quasi tutti.
Per “indizi criminali” (criminal traces) Pressac intende delle presunte “sbavature” (bavures) che appaiono in vari documenti tedeschi relativi ai crematori di Birkenau e per le quali, a suo dire, è impossibile fornire una qualunque spiegazione diversa da quella omicida. Ma, come viene documentato nei 7 capitoli di questa sezione, tale pretesa impossibilità dipende soltanto dalla sua incapacità di trovarne la vera spiegazione.

Nel capitolo 1 sono elencati accuratamente tutti gli “indizi criminali” addotti dai due storici summenzionati, che vengono suddivisi in base al crematorio cui si riferiscono e ripartiti cronologicamente, mettendo in risalto il fatto – solitamente trascurato – che essi si concentrano nella fase di costruzione degli impianti di cremazione, sicché tutte le presunte camere a gas di Birkenau avrebbero poi operato per parecchi mesi senza lasciare alcuna traccia. In particolare, la presunta camera a gas del crematorio II avrebbe funzionato nell’arco di venti mesi, sterminando 500.000 Ebrei (van Pelt), senza che a sostegno di ciò si possa addurre il minimo “indizio criminale”. Il capitolo si chiude con una trattazione sul sistema di ventilazione del Leichenkeller 1 (scantinato seminterrato, la presunta camera a gas omicida) e 2 (il presunto spogliatoio) dei crematori II e III. Sulla base di documenti originali tedeschi, vi si dimostra che, per la presunta camera a gas omicida le SS di Auschwitz avrebbero previsto circa 9,5 ricambi d'aria all'ora, per il presunto spogliatoio 11 ricambi d'aria all'ora: perciò la “camera a gas” sarebbe stata meno ventilata dello “spogliatoio”! Segue un’altra discussione tecnica, parimenti basata su documenti originali tedeschi, relativa al montacarichi provvisorio con portata di 300 kg installato nel crematorio II, che però rimase definitivo, contrariamente alla pretesa di van Pelt che fosse stato sostituito da un altro con portata di 1.500 kg (che invece fu montato nel crematorio III). Vi si dimostra che, per portare i presunti 500.000 cadaveri dal seminterrato alla sala forni al pianterreno, il montacarichi avrebbe dovuto compiere 100.000 viaggi in ascesa e altrettanti in discesa. Il che significa 231 trasporti al giorno, della durata di 6 minuti ciascuno, ininterrottamente, giorno e notte, per tutti i circa 430 giorni di attività effettiva del crematorio, senza mai un guasto e senza mai un attimo di sosta!
Il capitolo 2 riprende ad uno ad uno gli “indizi criminali” principali per il crematorio II – Vergasungskeller, Gaskeller, Gasdichtetür, Gastür, Auskleideraum, Auskleidekeller, Sonderkeller, Drahtnetzeinschiebevorrichtung e Holzblenden, Gasprüfer e Anzeigegeräte für Blausäure-Reste, Warmluftzuführungsanlage, Holzgebläse e altri – e li discute in modo approfondito riportandoli nel loro contesto storico reale e confutando così le fallaci interpretazioni di Pressac e van Pelt.
Il capitolo 3 esamina gli “indizi criminali” secondari per il medesimo crematorio, il capitolo 4 quelli principali relativi al crematorio III. Qui si dimostra tra l’altro, in base a documenti ignoti a Pressac e van Pelt, che le 14 docce menzionate in un documento in riferimento al Leichenkeller 1 del crematorio III non erano affatto “finte”, come da essi apoditticamente proclamato, ma reali. Esse rientravano in quel programma di «Misure speciali per il miglioramento delle installazioni igieniche», varato a Birkenau all'inizio di maggio del 1943, che includeva anche i crematori, e di cui, a quanto pare, i due autori summenzionati non sapevano nulla. In tal modo hanno presentato una installazione per la salvaguardia dell’igiene dei detenuti come uno strumento attinente allo sterminio, un “indizio criminale”, appunto.
Il capitolo 5 tratta degli “indizi criminali” per i crematori IV e V. Pressac ammette che non esiste alcuna prova della presenza di camere a gas omicide in questi impianti, ma, nonostante ciò, azzarda ben quattro ipotesi diverse sulla loro struttura e funzionamento, una più inconcludente dell’altra. Non a caso egli stesso definisce la tecnica di gasazione «irrazionale e ridicola», giudizio anche troppo benevolo, perché il sistema di gasazione attraverso le finestrelle descritto da Pressac era tecnicamente impossibile. Queste erano infatti munite di una inferriata che impediva l’introduzione dall’esterno di un barattolo di Zyklon B. Senza contare il fatto che le SS di Auschwitz avrebbero progettato nei crematori IV e V camere a gas omicide per uso di massa senza sistema di ventilazione meccanica, a rischio di contaminare l’intero crematorio, dopo aver ordinato, fin dal 9 dicembre 1940, impianti di ventilazione per la sala di dissezione e per la camera mortuaria del crematorio I e dopo averli progettati e installati non solo nei crematori II e III, ma anche nelle camere a gas di disinfestazione del Block 3 del campo principale, degli impianti di disinfestazione BW 5a e 5b di Birkenau e del cosiddetto Kanada I.
Nel capitolo 6 vengono analizzati gli “indizi criminali” di carattere generale, cioè quelli che non si riferiscono in modo specifico ad un crematorio, come Normalgaskammer, una camera a gas di disinfestazione standard a ricircolazione d’aria costruita dalla Degesch, termine da cui Pressac deduce, incredibilmente, l’esistenza di una camera a gas “anormale”, cioè “omicida” (mentre a Normalgaskammer si contrapponeva behelfsmäßige Gaskammer, camera a gas provvisoria, quali erano tutte le camere a gas di disinfestazioni esistenti ad Auschwitz e Birkenau). Vi viene inoltre discusso l’unico “indizio criminale” trovato da van Pelt, la «cremazione con contemporanea Sonderbehandlung», di cui però egli, messo a dura a prova nelle sue conoscenze storiche e tecniche, stravolge sia il contesto storico, sia il significato.
Il capitolo 7 riguarda gli “indizi criminali” attribuiti in modo artificioso ai cosiddetti “Bunker” di Birkenau, due case contadine pretesamente trasformate in camere a gas omicide, che in realtà non sono mai esistite come tali. I singoli “indizi” vengono esaminati a fondo nel loro contesto storico e riportati al loro vero significato, anche qui sistematicamente stravolto dai due autori summenzionati.

La Parte Seconda presenta uno studio scientifico dei forni crematori di Auschwitz-Birkenau.
Il capitolo 8 espone una sintesi di 86 pagine della mia opera su questo argomento che non ha potuto ancora vedere la luce. Vi sono trattati tutti i problemi tecnici fondamentali, dalla struttura e funzionamento degli impianti al consumo, alla capacità, alla durata del processo di cremazione, come si può desumere dall’indice. I risultati di esercizio reali di questi impianti vengono messi a confronto con le relative testimonianze, che risultano tutte spropositatamente esagerate, ossia mendaci, perché l’esagerazione era funzionale alla favola propagandistica sovietica dei quattro milioni di gasati ad Auschwitz: solo attribuendo ai crematori di Birkenau capacità di cremazione iperboliche i testimoni potevano puntellare la propaganda sovietica. Ma, atteso che tutti i testimoni hanno mentito intenzionalmente sull’aspetto cremazione, perché si dovrebbe dar loro credito sull’aspetto gasazione? Tuttavia, come spiegherò nella descrizione del capitolo X, hanno già provveduto essi stessi a destituirsi di qualunque credibilità anche su questo aspetto. Viene inoltre vagliata la questione delle presunte enormi cremazioni all’aperto nel 1944, che sono smentite dalle fotografie aeree di Birkenau dell’aviazione statunitense e britannica.
Nel capitolo 9 vengono discusse in modo dettagliato le affermazioni di Pressac su cremazione e crematori ad Auschwitz. Vi si dimostra che lo storico francese non aveva alcuna idea della relativa problematica tecnica e che le sue congetture al riguardo non hanno alcun fondamento.

La Parte Terza prende in considerazione le due massime testimonianze su Auschwitz nell’ambito degli ex detenuti e in quello delle SS.
Il capitolo 10 presenta una analisi critica delle dichiarazioni di Henryk Tauber, ritenuto da Pressac un testimone «storicamente affidabile al 95%»; a suo rimorchio, van Pelt attribuisce all’unica testimonianza di costui ad essi nota «il valore probatorio più alto» e proclama con supponenza che «i revisionisti non sono riusciti a screditarlo come testimone» e hanno perciò preferito «seppellirla nel silenzio». Infatti essa qui viene “seppellita nel silenzio” in 47 pagine di critica dettagliata. Oltre alla ben nota deposizione di Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn, che ho analizzato nell’originale polacco, ho introdotto nella discussione altre due dichiarazioni ignote sia a Pressac sia a van Pelt: la deposizione di Tauber del 27-28 febbraio 1945 davanti alla Commissione di inchiesta sovietica, che ho esaminato nell’originale russo, e la deposizione polacca da lui resa nel 1945 alla Commissione storica ebraica di Cracovia. Le questioni trattate, una trentina, si possono vedere nell’indice. La conclusione dell’analisi critica è che non c’è alcun bisogno che i revisionisti si affatichino a screditare Tauber: egli si scredita già abbastanza da solo con le assurdità e le falsità che proferisce. E questo è il testimone per antonomasia!
Il capitolo 11 espone i penosi sforzi di van Pelt per rendere credibili le “confessioni” dell’ex comandante di Auschwitz. Egli pretende che «i negazionisti hanno cercato di trovare contraddizioni nella testimonianza di Höss», ma non le hanno trovate, sicché «non hanno avuto successo nell'attaccare la credibilità di Höss mettendone in rilievo contraddizioni». Ma egli stesso, in un’opera precedente, aveva parlato esplicitamente di «contraddizioni interne nelle sue dichiarazioni». Nel capitolo viene messa in luce l’opera di travisamento sistematico e di complice omertà attuata da van Pelt per occultare tali contraddizioni, così enormi che demoliscono da sole la credibilità delle dichiarazioni di Höss.
La Parte Quarta è una disamina accurata degli errori storici e tecnici di van Pelt.
Il capitolo 12 analizza le sue affermazioni riguardo a cremazione e crematori, mettendo in evidenza la sua portentosa ignoranza storica e tecnica su questo argomento. Bisogna aggiungere anche la sua arroganza. Egli rimprovera infatti a Fred Leuchter la mancanza di «conoscenza peritale» su questo tema pur essendone dal canto suo totalmente sprovvisto (le sue cognizioni al riguardo sono addirittura inferiori a quelle di Pressac), ma, nonstante ciò, pontifica come se ne fosse un esperto mondiale. Oltre che assurde, le sue affermazioni rasentano spesso la comicità, come quando attribuisce ad un progetto di forno crematorio mai costruito una capacità di cremazione di 7.200 cadaveri al giorno, ma ciò avrebbe richiesto un impianto di dimensioni un tantino inusuali: un’altezza di 100 metri e una larghezza di 40 (il progetto in questione si riferiva ad un impianto alto 6 metri e largo 3), o quando afferma che la cremazione di un cadavere richiedeva 3,5 kg di coke (il consumo medio dei crematori di Birkenau era di circa 17 kg quando i forni avevano raggiunto la temperatura di esercizio, il che richiedeva un quantitativo supplementare di coke). Il lettore potrà dilettarsi con un ampio novero di scempiaggini di van Pelt. Qui egli annaspa disperatamente e ricorre a penosi sofismi per tenersi a galla, ma l’unica cosa che si vede galleggiare bene è la sua clamorosa ignoranza.
Il capitolo analizza tra l’altro anche la fantasiosa affermazione di van Pelt che «nel momento in cui i crematori furono terminati, Auschwitz di fatto non ebbe una capacità obitoriale assegnata in modo permenente», ossia, in altri termini, le camere mortuarie dei crematori erano permanentemente impiegate come camere a gas e spogliatoi. Ad essa viene opposta una serie di documenti, ignoti a van Pelt, che vanno dal 20 marzo 1943 al 25 maggio 1944 e dimostrano che le camere mortuarie dei crematori furono sempre disponibili come tali. Camere mortuarie erano e camere mortuarie rimasero.
Il capitolo 13 contiene una discussione approfondita circa le presunte aperture di introduzione per lo Zyklon B sulla copertura del Leichenkeller 1 del crematorio II di Birkenau, la quale, grazie anche alla minuziosa confutazione dei due studi olocaustici più importanti sull’argomento, mostra che tali aperture non sono mai esistite, sicché la tecnica di gasazione descritta dai testimoni risulta irrealizzabile.
Il capitolo 14 vaglia le congetture di van Pelt sullo Zyklon B. Selezionando accuratamente le testimonianze (quelle secondo le quali la morte delle vittime subentrava dopo circa 30 minuti) ed escludendo quelle scomode (che menzionano durate a partire da 3 minuti), egli, in base alla suddetta durata, sentenzia che le presunte gasazioni omicide avvenivano con concentrazioni di acido cianidrico anche «inferiori a 100 ppm [parti per milione]», corrispondenti a = 0,12 g/m3. Ciò al fine precipuo di “confutare” il rapporto Leuchter. Peccato che dai dati menzionati da Höss, il testimone SS per eccellenza di van Pelt, risulti una concentrazione oltre 140 volte superiore! Con un calcolo ancora più strampalato, egli pretende che nel 1943 ben 1.660 dei 12.000 kg di Zyklon B consegnati al campo furono impiegati per le presunte gasazioni omicide. Ma poiché i documenti sul consumo di Zyklon B sono molto rari e per di più si riferiscono esclusivamente alla disinfestazione, tale pretesa è assolutamente infondata. Essa è anche contraria alla congettura di Pressac che per le presunte gasazioni fosse impiegato soltanto il il 2-3% delle forniture totali di Zyklon B, mentre van Pelt ne accampa quasi il 14%. Una riprova del fatto che, in mancanza di documenti, ogni storico formula congetture arbitrarie e infondate.
Il capitolo 15 tratta del numero delle vittime di Auschwitz. Vengono esaminate cronologicamente le varie enunciazioni, a cominciare dalla favola propagandistica sovietica dei 4 milioni, di cui viene esposto il procedimento di calcolo descritto nella relativa “perizia” (il presupposto fondamentale era una folle capacità dei crematori di Birkenau di 9.000 cadaveri al giorno, quasi 10 volte di più della capacità teorica degli impianti, alla quale, come ho accennato sopra, i “testimoni oculari” si adeguarono prontamente), fino alle statistiche ormai ufficiali di Franciszek Piper. Viene documentato che esse contengono almeno 180.600 deportati fittizi. Il numero dei morti documentabile è di circa 135.000.

La Parte Quinta si occupa di uno dei princìpi fondamentali della metodologia storiografica di van Pelt: la «convergenza di rapporti indipendenti». Esso presuppone che i primi rapporti su Auschwitz siano veridici, indipendenti e convergenti.

Il capitolo 16 analizza la genesi della propaganda del movimento di resistenza di Auschwitz, le sue prime storie assurde, poi cadute nell’oblio, da cui faticosamente si formò il motivo letterario delle camere a gas omicide, grazie anche al contributo di Sovietici, Britannini e Polacchi.

Il capitolo 17 esamina la «ricostruzione di come emerse la conoscenza di Auschwitz» prospettata da van Pelt e mostra in che modo tale propaganda si diffuse. Il documento centrale fu il rapporto redatto nel 1944 da due detenuti ebrei evasi da Birkenau, Rudolf Vrba e Alfred Wetzler, ben noto per le sue clamorose menzogne, sia nella descrizione dei crematori sia in campo statistico; menzogne che Pressac e van Pelt tentano penosamente di giustificare con spiegazioni sofistiche e insensate. Van Pelt mette in atto un tentativo simile anche riguardo all’articolo su Auschwitz di Boris Polevoi del 2 febbraio 1945, che contiene informazioni sul presunto processo di sterminio goffamente inventate. Vengono anche esaminate le perizie e le indagini polacche (Roman Dawidowski, Jan Sehn), le testimonianze maggiori (Charles Sigismund Bendel, Miklos Nyiszli e Filip Müller) e minori (Ada Bimko, Marie Claude Vaillant-Couturier e Severina Shmaglevskaya, Janda Weiss) e degli imputati tedeschi al processo Belsen (Josef Kramer , Hans Aumeier, Fritz Klein e altri) addotte da van Pelt, da lui trattate in modo indecoroso. Una delle perle della sua esposizione è il suo patetico tentativo di giustificare le ridicole menzogne di Ada Bimko.
Il capitolo 18 mostra l’inconsistenza della metodologia storiografica di van Pelt. Vi si documenta la totale infondatezza storico-documentaria della sua fantasiosa ricostruzione storica, dalla “prima gasazione” nel Block 11 di Auschwitz, alla “camera a gas” del crematorio I, a quelle dei cosiddetti “Bunker” di Birkenau, con discussione delle relative testimonianze da lui addotte (Pery Broad, Hans Stark, Jerzy Tabeau, Szlama Dragon, David Olère, Johann Paul Kremer).
Il capitolo 19 liquida la leggenda del “terribile segreto” di Auschwitz, che solo faticosamente sarebbe venuto alla luce nel 1944 col rapporto Vrba-Wetzler, mentre qui si dovrebbe parlare piuttosto di “terribile propaganda” dalla quale solo gradualmente si formò il rapporto in questione e che fu successivamente “storicizzata” da Sovietici, Britannici e Polacchi a forza di processi. Il campo era permanentemente esposto a sguardi indiscreti: dei detenuti impiegati negli oltre cento Kommandos del complesso Auschwitz-Birkenau, degli operai polacchi delle ditte che vi lavoravano (di cui una ventina soltanto nel campo di Birkenau), degli operai liberati da Birkenau dopo un internamento di qualche settimana per violazione del contratto di lavoro (almeno 335 tra il luglio 1943 e il dicembre 1944). Da tutte queste fonti di informazione non risultò alcuna “terribile verità”, soltanto gli assurdi rapporti esaminati nei capitoli 16 e 17. Persino familiari delle SS facevano normalmente visita ai loro congiunti (sono attestate almeno 270 visite). Molteplici furono anche le visite ad Auschwitz di alti ufficiali SS. I documenti che ne parlano mostrano però che essi vi discussero di tutto tranne che di “camere a gas” e di stermini, neppure in modo velato, neppure con insignificanti “sbavature”. Aspetti importanti completamente trascurati da van Pelt.
Si passa poi all’esame del cardine della metodologia di van Pelt: la «convergenza di prove», che consisterebbe nell’estensione della pretesa «convergenza di rapporti indipendenti» a fonti documentarie (documenti, fotografie, reperti archeologici). Il risultato dovrebbe essere una “convergenza” tra testimonianze e fonti documentarie, cioè una “conferma” reciproca: le fonti documentarie dovrebbero avvalorare le testimonianze e viceversa. In realtà, le testimonianze non sono veridiche, né indipendenti, molte neppure convergenti, mentre i documenti vengono da van Pelt travisati sistematicamente, sicché la “convergenza” che egli ne trae è puramente fittizia. Il suo libro tanto ingiustamente celebrato, The Case for Auschwitz, non è infatti opera di storia, ma una rassegna giornalistica di fonti storiche mal comprese e male interpretate.

Storici, critici, giornalisti, polemisti, affabulatori semiotici e cardiolocaustici, commemoratori e memorialisti e tutti i fedeli della teologia di Auschwitz, non potranno più continuare a riproporre impunemente le tesi di Pressac e van Pelt senza confrontarsi con quest’opera, che le confuta totalmente e radicalmente; e meriteranno rispetto soltanto se, a loro volta, la confuteranno in modo altrettanto totale e radicale.

Indice dell’opera.

PARTE PRIMA
GLI "INDIZI CRIMINALI" SULLE CAMERE A GAS OMICIDE
DISCUSSIONE STORICO-CRITICA DELLE TESI DI JEAN-CLAUDE PRESSAC E DI ROBERT JAN VAN PELT

INTRODUZIONE

CAPITOLO 1 - GLI "INDIZI CRIMINALI"
1.1. Gli antecedenti storici
1.2. L'archivio della Zentralbauleitung di Auschwitz
1.3. Premessa metodologica
1.4. I 39 «indizi criminali»
1.4.1. Indizi per il crematorio II
1.4.2. Indizi per il crematorio III
1.4.3. Indizi per i crematori IV e V
1.4.4. Indizi supplementari (crematori II e III)
1.4.5. Altri indizi
1.5. Considerazioni preliminari
1.6. Determinazione cronologica degli indizi e suo significato
1.6.1. Indizi relativi al crematorio II
1.6.2. Indizi relativi al crematorio III
1.6.3. Indizi relativi ai crematori IV e V
1.7. Contraddizioni di fondo
1.8. Il sistema di ventilazione dei Leichenkeller 1 e 2 dei crematori II e III
1.9. I montacarichi dei crematori II e III
1.9.1. Storia dei montacarichi dei crematori II e III
1.9.2. I montacarichi al processo Irving-Lipstadt

CAPITOLO 2 - GLI "INDIZI CRIMINALI" PER IL CREMATORIO II
2.1. - «Vergasungskeller»
2.1.1. Il valore dell'indizio
2.1.2. Il contesto storico
2.1.3. Il significato del documento
2.1.4. La funzione del «Vergasungskeller»
2.1.5. Obiezioni e risposte
2.1.6. I commenti e le obiezioni di van Pelt
2.1.7. «Gaskeller»
2.2. - «Gasdichtetür», «Gastür»
2.3. - «Auskleideraum», «Auskleidekeller» e baracca davanti al crematorio II
2.3.1. «Auskleideraum» e «Auskleidekeller»
2.3.2. Origine e funzione dell’ «Auskleideraum» del crematorio II di Birkenau
2.3.3. La baracca davanti al crematorio II
2.3.4. Van Pelt e l' «Auskleidekeller»
2.4. «Sonderkeller»
2.5. - «Drahtnetzeinschiebevorrichtung» e «Holzblenden»
2.5.1. La scoperta degli indizi
2.5.2. Significato dei termini e localizzazione dei congegni
2.5.3. La testimonianza di Michał Kula
2.5.4. Che cosa non erano i «Drahtnetzeinschiebevorrichtungen»
2.5.5. I commenti di van Pelt
2.6. «Gasprüfer» e «Anzeigegeräte für Blausäure-Reste»
2.6.1. L’interpretazione di Pressac
2.6.2. La destinazione d’uso dei «Gasprüfer»
2.6.3. Il contesto storico
2.6.4. Il contesto burocratico
2.6.5. I problemi lasciati insoluti da Pressac
2.6.6. Che cos’erano i «Gasprüfer»?
2.6.7. Prüfer e i «Gasprüfer»
2.7. «Warmluftzuführungsanlage»
2.7.1. Posizione del problema
2.7.2. La spiegazione di Pressac
2.7.3. La spiegazione di van Pelt
2.8. «Holzgebläse»
2.9. Eliminazione dello scivolo per i cadaveri
2.9.1. La pianta 2003 del 19 dicembre 1942 e il suo significato
2.9.2. Il mascheramento dello scivolo

CAPITOLO 3 - GLI "INDIZI CRIMINALI" SECONDARI RELATIVI AL CREMATORIO II
3.1. Origine e definizione degli «indizi criminali» secondari
3.2. Considerazioni generali
3.3. Il sistema di drenaggio del crematorio II
3.4. L'apertura di un ingresso nel Leichenkeller 2
3.5. La direzione di apertura della porta del Leichenkeller 1
3.6. Sostituzione di una porta a due ante con una ad una sola anta (a tenuta di gas) nel Leichenkeller 1
3.7. Eliminazione dei rubinetti nel Leichenkeller 1
3.8. Eliminazione del Leichenkeller 3

CAPITOLO 4 - GLI "INDIZI CRIMINALI" PER IL CREMATORIO III: "GASDICHTETUR" E "BRAUSEN"
4.1. L'interpretazione di Pressac
4.2. Il contesto storico
4.3. Le basi di legno delle presunte «docce finte»
4.4. La «Gasdichtetür»

CAPITOLO 5 - GLI "INDIZI CRIMINALI" PER I CREMATORI IV E V
5.1. Esposizione degli indizi
5.2. Progettazione dei crematori IV e V: il progetto iniziale
5.3. Progettazione dei crematori IV e V: il primo progetto operativo
5.4. Progettazione dei crematori IV e V: il secondo progetto operativo
5.5. Progettazione dei crematori IV e V: il terzo progetto operativo
5.6. Tecnica di gasazione
5.7. Sistema di introduzione dello Zyklon B
5.8. Van Pelt e le «12 St. gasdichten Türen»
5.9. La ventilazione naturale
5.10. La ventilazione meccanica
5.11. Analisi della pianta 2006 dell'11 gennaio 1943

CAPITOLO 6 - GLI "INDIZI CRIMINALI" DI CARATTERE GENERALE
6.1. «Normalgaskammer»
6.2. Perché le SS non usarono a scopo omicida camere a gas con sistema Degesch-Kreislauf?
6.3. «Verbrennung» e «Sonderbehandlung»
6.3.1. Il documento
6.3.2. Il «contesto storico» secondo van Pelt
6.3.3. Gli errori di van Pelt
6.3.4. Il vero contesto storico
6.3.5. Il significato del documento

CAPITOLO 7 - I PRESUNTI "INDIZI CRIMINALI" PER I BUNKER DI BIRKENAU
7.1. Precisazione sul titolo
7.2. - «Sonderbehandlung»
7.2.1. La tesi di Pressac
7.2.2. I rapporti esplicativi di Bischoff
7.2.3. Le quattro baracche «für Sonderbehandlung» e i Bunker di Birkenau
7.2.4. «Sonderbehandlung» e «Entwesungsanlage»
7.3. Le «Badeanstalten für Sonderaktionen»
7.3.1. Le spiegazioni di Pressac
7.3.2. Un progetto non realizzato
7.3.3. «Badeanstalten» e forni crematori
7.3.4. La spiegazione di van Pelt
7.4. «Sperrgebiet»
7.5. «Material für Sonderbehandlung»
7.6. I «Materialien für Judenumsiedlung» e il «rapporto» Franke-Griksch
7.6.1. I «Materialien für Judenumsiedlung»
7.6.2. Il «rapporto» Franke-Griksch e i commenti di Pressac
7.6.3. Analisi critica dei commenti di Pressac


PARTE SECONDA

I FORNI CREMATORI DI AUSCHWITZ-BIRKENAU
STRUTTURA, FUNZIONAMENTO, PRESTAZIONI TECNICHE E IMPLICAZIONI STORIOGRAFICHE

CAPITOLO 8 - LA PRIMA OPERA SCIENTIFICA SULLA CREMAZIONE AD AUSCHWITZ
8.1. Introduzione
8.2. Struttura dell'opera
8.3. La cremazione moderna
8.3.1. La tecnologia dei forni crematori fino alla prima guerra mondiale
8.3.2. Gli sviluppi tecnici dei forni crematori tedeschi negli anni Trenta
8.3.3. Legislazione e statistiche sulla cremazione in Germania
8.3.4. La ditta J. A. Topf & Söhne di Erfurt
8.3.5. Stuttura e funzionamento del forno crematorio a gasogeno riscaldato con coke degli anni Trenta
8.3.6. Tiraggio del camino e regime di griglia
8.3.7. Il consumo di coke di un forno crematorio a gasogeno
8.3.8. La durata del processo di cremazione nei forni a gasogeno riscaldati con coke
8.4. I forni crematori Topf di Auschwitz-Birkenau
8.4.1. I forni crematori Topf per i campi di concentramento
8.4.2. Il forno crematorio a 2 muffole riscaldato con coke
8.4.3. Il forno crematorio a 3 muffole riscaldato con coke
8.4.4. Il forno crematorio a 8 muffole riscaldato con coke
8.4.5. Funzionamento e conduzione dei forni crematori Topf di Auschwitz-Birkenau
8.4.6. I forni crematori delle ditte H. Kori di Berlino e Ignis-Hüttenbau di Teplitz
8.5. Il consumo di coke dei forni Topf di Auschwitz-Birkenau
8.5.1. Bilancio termico del forno Topf a 2 muffole del crematorio di Gusen
8.5.2. Bilancio termico del forno Topf a 2 muffole modello Auschwitz
8.5.3. Bilancio termico del forno Topf a 3 muffole e a 8 muffole
8.5.4. Osservazioni sul consumo dei forni a 3 e a 8 muffole
8.6. La durata del processo di cremazione nei forni Topf di Auschwitz-Birkenau
8.6.1. I documenti
8.6.2. Gli esperimenti di cremazione dell’ing. R. Kessler
8.6.3. Le liste delle cremazioni del crematorio di Westerbork
8.6.4. La lista delle cremazioni del crematorio di Gusen
8.6.5. La lista delle cremazioni dei forni crematori Ignis-Hüttenbau A.G. riscaldati con nafta del crematorio di Terezín
8.6.6. Conclusioni
8.7. La capacità di cremazione dei forni crematori di Auschwitz-Birkenau
8.7.1. Il funzionamento continuativo dei forni
8.7.2. La cremazione contemporanea di più cadaveri in una muffola
8.7.3. Le perizie tecniche sovietiche sui forni crematori Kori di Lublino-Majdanek, Sachsenhausen e Stutthof
8.7.4. La capacità di cremazione dei forni crematori di Auschwitz-Birkenau
8.7.5. L’ampliamento degli impianti di cremazione di Birkenau
8.8. Le implicazioni storiografiche
8.8.1. L'attività dei forni dei crematori di Birkenau
8.8.2. La durata della muratura refrattaria dei forni crematori
8.8.3. Il numero delle cremazioni nel 1943: la previsione delle SS
8.8.4. Il numero delle cremazioni nel 1943: il consumo di coke
8.8.5. Le cremazioni all'aperto nel 1944
8.8.6. L'eloquente silenzio di van Pelt
8.8.7. I testimoni

CAPITOLO 9 - PRESSAC E I FORNI CREMATORI DI AUSCHWITZ-BIRKENAU
9.1. L'incompetenza tecnica di Pressac
9.2. Capacità di cremazione
9.2.1. Il crematorio I
9.2.2. I crematori di Birkenau
9.3. Carico di una muffola
9.4. Consumo di coke
9.5. Rapporto muffole/detenuti
9.6. Le nuove interpretazioni di Pressac
9.6.1. Gli argomenti di Pressac su forni crematori e cremazione
9.6.2. Discussione degli argomenti
9.6.3. Le congetture e le deduzioni di Pressac sui forni crematori
9.6.4. I disegni tecnici di Pressac
9.7. Storia romanzata dei forni del crematorio I
9.7.1. Il primo forno crematorio
9.7.2. Il secondo forno crematorio
9.7.3. La «prima gasazione» e il logoramento del secondo forno crematorio
9.7.4. Il terzo forno crematorio
9.8. La ventilazione della camera mortuaria del crematorio I
9.9. I forni a 8 muffole
9.10. I progetti per la cremazione in massa ad Auschwitz-Birkenau del 1943

PARTE TERZA
I TESTIMONI HENRYK TAUBER E RUDOLF HOESS

CAPITOLO 10 - ANALISI CRITICA DELLE TESTIMONIANZE DI HENRYK TAUBER
10.1. Introduzione
10.2. Forni crematori e cremazione
10.2.1. Dimensioni delle muffole
10.2.2. Temperatura della muffola
10.2.3. Sistema di caricamento delle muffole
10.2.4. Caricamento dei cadaveri: il disegno di David Olère
10.2.5. Carico delle muffole e durata della cremazione
10.2.6. L'apertura delle porte delle muffole
10.2.7. La combustibilità dei cadaveri
10.2.8. L' «autocombustione» dei cadaveri
10.2.9. Le braci dei cadaveri
10.2.10. I camini fiammeggianti
10.2.11. Le cremazioni di prova
10.2.12. Il sacco «refrattario»
10.2.13. Le «fosse di cremazione»
10.2.14. Le «fosse di cremazione» e le fotografie aeree di Birkenau
10.2.15. La falda freatica dell'area di Birkenau
10.3. Le gasazioni
10.3.1. La prima gasazione omicida nel crematorio II
10.3.2. La baracca-spogliatoio
10.3.3. Le gasazioni successive nel crematorio II
10.3.4. La porta della presunta camera a gas
10.3.5. I dispositivi di introduzione dello Zyklon B
10.3.6. Le docce «finte»
10.3.7. La suddivisione della presunta camera a gas del crematorio II in due locali
10.3.8. Il procedimento di gasazione nei crematori IV e V
10.4. Forza e vicende del Sonderkommando
10.4.1. La forza del Sonderkommando nel marzo-aprile 1943
10.4.2. Il Sonderkommando dei Bunker
10.4.3. La presunta gasazione di 200 detenuti del Sonderkommando
10.4.4. Il presunto trasferimento a Lublino-Majdanek
10.4.5. La rivolta del Sonderkommando
10.4.6. Il mistero della sopravvivenza dei 90 membri del Sonderkommando
10.5. Propaganda grossolana sulle atrocità delle SS
10.5.1. Le persone bruciate vive
10.6. Conclusione


CAPITOLO 11 - ANALISI CRITICA DELLE TESTIMONIANZE DI RUDOLF HOESS
11.1. Le contraddizioni «inesistenti» delle dichiarazioni di Höss
11.2. Errori, incongruenze e metodiche capziose di van Pelt
11.3. Le torture inflitte a Höss

PARTE QUARTA
GLI ERRORI TECNICI E STORICI DI VAN PELT

CAPITOLO 12
LA "CONOSCENZA PERITALE" DI VAN PELT E I FORNI CREMATORI DI AUSCHWITZ-BIRKENAU
12.1. La competenza di van Pelt sulla cremazione
12.2. La capacità di cremazione dei crematori di Birkenau
12.2.1. La lettera della Zentralbauleitung del 28 giugno 1943
12.2.2. Il progetto del forno di Fritz Sander
12.3. La nota di Kurt Prüfer dell'8 settembre 1942
12.4. Il consumo di coke per una cremazione
12.5. Il numero dei cadaveri cremati con le forniture di coke ai crematori
12.6. Le cremazioni multiple
12.7. Crematori e camere mortuarie
12.8. La capacità «eccessiva» dei forni crematori

CAPITOLO 13
LE PRESUNTE APERTURE DI INTRODUZIONE DELLO ZYKLON B SULLA COPERTURA DEL LEICHENKELLER 1 DEI CREMATORI II E III DI BIRKENAU
13.1. Le congetture di van Pelt
13.2. Il rapporto di Daniel Keren, Jamie McCarthy e Harry W. Mazal
13.2.1. Analisi critica delle «scoperte» archeologiche di Keren, McCarthy e Mazal
13.3. Le testimonianze «convergenti»
13.3.1. Yehuda Bakon
13.3.2. David Olère
13.3.3. Le fotografie aeree del 25 agosto 1944
13.3.4. La «fotografia del treno»

CAPITOLO 14
LO ZYKLON B
14.1. La concentrazione di HCN nelle presunte camere a gas omicide
14.2. Le forniture di Zyklon B ad Auschwitz
14.3. Il numero dei gasati potenziali

CAPITOLO 15
IL NUMERO DELLE VITTIME
15.1. La Commissione di inchiesta sovietica
15.2. Nachman Blumental e altri
15.3. La revisione di G.Wellers e di F. Piper
15.4. Le statistiche di F. Piper
15.4.1. Il numero degli Ebrei deportati
15.4.2. Il numero degli immatricolati, dei non immatricolati (Durchgangslager) e dei presunti gasati
15.4.3. Il numero dei morti (detenuti immatricolati)
15.4.4. Conclusioni
15.5. Significato e valore delle revisioni di J.-C. Pressac e di F. Meyer
15.6. La cifra propagandistica dei 4 milioni e l'attendibilità dei testimoni

PARTE QUINTA
L'ORIGINE DELLA "CONVERGENZA DI RAPPORTI INDIPENDENTI"

CAPITOLO 16
LA PROPAGANDA DEL MOVIMENTO DI RESISTENZA CLANDESTINO DI AUSCHWITZ
16.1. Le storie propagandistiche cadute nell'oblio
16.2. La storia dello sfruttamento industriale dei cadaveri umani
16.3. Nascita della storia propagandistica delle camere a gas
16.4. La propaganda si consolida: il contributo dei Sovietici, dei Britannici e dei Polacchi

CAPITOLO 17
GENESI DELLA "CONOSCENZA" DELLE PRESUNTE CAMERE A GAS DI AUSCHWITZ
17.1. IL «War Refugee Board Report»
17.2. Le giustificazioni di un falso storico
17.2.1. Le giustificazioni di van Pelt
17.2.2. Le giustificazioni di Pressac
17.3. L'origine del rapporto e del disegno del crematorio II/III
17.4. I Sovietici e il campo di Lublino-Majdanek: prove generali di propaganda
17.4.1. Le «camere a gas»
17.4.2. La montagna di scarpe
17.4.3. I forni crematori
17.5. L'articolo di Boris Polevoi del 2 febbraio 1945
17.6. Le perizie e le indagini polacche
17.6.1. Roman Dawidowski
17.6.2. Jan Sehn
17.7. I testimoni Charles Sigismund Bendel, Miklos Nyiszli e Filip Müller
17.7.1. Charles Sigismund Bendel
17.7.2. Miklos Nyiszli
17.7.3. I testimoni Bendel e Nyiszli secondo Pressac
17.7.4. Filip Müller
17.8. I testimoni minori
17.8.1. Ada Bimko
17.8.2. Marie Claude Vaillant-Couturier e Severina Shmaglevskaya
17.8.3. Janda Weiss

CAPITOLO 18
GENESI E SVILUPPO DELLE PRESUNTE CAMERE A GAS DI AUSCHWITZ
18.1. Le carenze metodologiche di van Pelt
18.2. La presunta «prima gasazione»
18.3. Le presunte gasazioni nel crematorio I
18.3.1. Infondatezza storico-documentaria
18.3.2. Pery Broad
18.3.3. Hans Stark
18.3.4. Storia romanzata della prima gasazione nel crematorio I
18.4. I Bunker di Birkenau
18.4.1. Totale assenza di prove
18.4.2. La prima interpretazione di van Pelt
18.4.3. La seconda interpretazione di van Pelt
18.4.4. L'interpretazione finale di van Pelt
18.4.5. La presunta attività omicida dei Bunker
18.4.6. I testimoni
18.4.6.1. Jerzy Tabeau
18.4.6.2. Szlama Dragon
18.4.6.3. David Olère
18.4.6.4. La «convergenza di prove» sui Bunker
18.4.6.5. Johann Paul Kremer

CAPITOLO 19
LA METODOLOGIA DI VAN PELT
19.1. La leggenda del «terribile segreto» di Auschwitz
19.2. Le visite di alti ufficiali SS ad Auschwitz
19.3. L'illusione della «convergenza di rapporti indipendenti» e della «convergenza di prove»

CONCLUSIONE

APPENDICE
GLOSSARIO
1) Struttura dell' SS-Wirtschafts-Verwaltungshauptamt (1942)
2) Sezioni (Abteilungen) e struttura del KL Auschwitz
3) Nota esplicativa sulla posizione gerarchica della Zentralbauleitung di Auschwitz
4) Settori (Sachgebiete) della Zentralbauleitung di Auschwitz nel gennaio 1943
5) Bauleitungen dipendenti dalla Zentralbauleitung di Auschwitz nel gennaio 1943
6) Struttura della ditta J.A.Topf & Söhne di Erfurt alla fine degli anni Trenta

DOCUMENTI

ABBREVIAZIONI DEGLI ARCHIVI

NOTA SULLE FONTI POLACCHE

NOTA SULLE FONTI TEDESCHE CONSERVATE A MOSCA

BIBLIOGRAFIA GENERALE

BIBLIOGRAFIA SULLA CREMAZIONE
 


27/01/2010


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