LIBRI 2009

 


EDUARD DRUMONT E LA "FRANCE JUIVE"

di Dagoberto Husayn Bellucci


"Eduard Drumont è uno dei maggiori rappresentanti di una razza che sta per
sparire, quella dei grandi giornalisti."

(Arturo Labriola dalla prefazione di E.Drumont - "Socialismo Cattolico" -
ediz. Società Editrice Partenopea - Napoli 1911)

Eduard Drumont , scrittore francese (1844-1917), letterato e giornalista, fu
praticamente il principale studioso della Questione Ebraica nella Francia post-
imperiale fuoriuscita malconcia dalla sconfitta di Sedan del 1870 e lentamente
avviatasi sui binari del grigio parlamentarismo democratico e piccolo-
borghese.

Si deve a questo giornalista la fondazione nel 1892 di una rivista la "Libre
Parole" che , sul finire del secolo XIX, diverrà in pochi anni il principale
organo anti-giudaico e anti-massonico d'oltralpe attorno al quale si
concentrerà un numero crescente di intellettuali e scrittori, uomini di
politica e di religione, per i quali la sconfitta subita davanti alle armate
tedesche a Sedan sarà la risultante di una serie di complotti e macchinazioni
ordite contro l'Impero francese e successivamente la Repubblica
dall'Internazionale Ebraica.

Anti-massonico, anti-ebraico, il periodico di Drumont raccoglierà nel corso
degli anni un vasto consenso popolare - nello stesso periodo verrà anche
fondata in Francia una Ligue Anti-semitique (Lega Antisemita) - che toccherà il
suo culmine durante l'"affaire" Dreyfuss quando , nella persona di
quest'ufficiale dell'esercito, vennero individuati alcuni dei responsabili
della disfatta francese e della successiva scomparsa dell'Impero napoleonico
con la costituzione di una repubblica d'ispirazione marxista eredità dei moti
comunardi di Parigi seguenti al disastro di Sedan.

Drumont sarà per oltre trent'anni il principale teorico dell'anti-giudaismo
transalpino. Di formazione cattolica e socialista quest'intellettuale oggi
dimenticato e esecrato dall'opinione pubblica europea sarà tra i principali
ispiratori di quella sintesi di pensiero che , sul finire dell'Ottocento e gli
inizi del Novecento, cercherà di coniugare la Tradizione cattolica all'ideale
di giustizia e libertà socialista. Autore di notevoli volumi di politica (si
ricorda il suo "Socialismo Cattolico" - estrapolazione dell'originario "La Fin
d'un Monde" - ripubblicato in italiano dalla "M&B Publishing" di Milano nel
1998 sulla base della prima edizione data alle stampe dalla "Società Editrice
Partenopea" di Napoli nel 1911 con prefazione di Arturo Labriola ) e di
articoli velenosi contro i poteri forti della finanza cosmopolita il Drumont
divenne noto in Francia attorno al 1886 per la pubblicazione di un testo "La
France Juive" uscito in due volumi per i titoli della casa editrice Marpon-
Flammarion e del quale , in pochi anni, si stamparono numerose edizioni.

Un libro denuncia che scandalizzerà la società francese ottocentesca di "fin
de siècle" e indicherà chiaramente l'influenza nefasta del giudaismo nella
storia transalpina del secolo trascorso cominciando a smascherare tutta una
serie di luoghi comuni circa la reale consistenza ed il ruolo svolto dagli
ebrei nelle vicende nazionali. Ne "La France Juive" , vero e proprio best-
seller mondiale dell'antigiudaismo dell'epoca, Drumont ( come avrebbe poi fatto
in Italia quarant'anni dopo Giovanni Preziosi ) smentisce categoricamente le
stime ufficiali relative alle statistiche dell'elemento ebraico d'oltralpe
asserendo l'impossibilità di credere alle cifre ufficiali dell'epoca.

"Non possiamo accordare - scriverà - alcuna credibilità ai censimenti: le
cifre ci vengono presentato come ormai definitive, non si possono cambiare, si
riproducono in tutte le statistiche". Secondo Drumont infatti si era dinanzi ad
una vera e propria truffa statistica quando si cercava di valutare
numericamente l'elemento ebraico francese e per dimostrarlo smentiva
categoricamente che potessero esservi a malapena 80mila ebrei quando, in un
verbale di colloquio intercorso all'epoca tra lo Shah di Persia e l'Alliance
Israelite (principale lobby - sorta di B'nai B'rith ante-litteram -
costituitasi in Francia fin dal 1860 per "salvaguardare" gli "interessi ebraici
nel mondo" e prima organizzazione autenticamente sionista della storia) si
parlava di 120.000 unità che - a suo dire - dovevano essere triplicate
raggiungendo la cifra di 400.000 ebrei in tutta la Francia e, tra questi, non
meno di 120-125mila nella sola Parigi comprendendovi anche coloro , come
scriverà, "che hanno conservato tutti i vizi della loro razza" ossia i
convertiti al Cristianesimo e i giudei laicizzati non appartenenti alla
comunità religiosa.


Il problema del 'numero' , o per utilizzare un'espressione spesso utilizzata
anche durante recenti periodi di tensione politica ovunque venisse a sollevarsi
la Questione 'maledetta' (ovvero il "chi è ebreo?"), risulterà decisivo per
Drumont, proprio come per Preziosi in Italia mezzo secolo più tardi, per
comprendere pienamente , nella sua interezza, la vastità , la profondità e
l'importanza del fenomeno ebraico , del suo ruolo dissolutore e disgregatore
nella vita nazionale, la sua caratteristica di elemento sovvertitore delle
regole e dei costumi attraverso l'uso spregiudicato dei mass media e il
controllo dei principali istituti di credito.

Nella sua polemica anti-ebraica (che si andrà ben presto a coniugare con
un'altrettanto virulenta critica alle società segrete in particolar modo alla
Frammassoneria accusata di essere il braccio militante dell'Internazionale
Ebraica , organizzazione-esca utilizzata dal Giudaismo mondiale per la sua
propagazione nelle società non-ebraiche e per il reclutamento di adepti da
inserire occultamente nei gangli vitali dell'amministrazione dello Stato, nella
politica come nell'economia del paese) Eduard Drumont sottolinea l'atavica
dicotomia, la netta distinzione, tra i tratti propri dello spirito ebraico e di
quello "ariano" che identificherà , generalizzando, con alcune peculiarità dei
popoli 'semiti' laddove , ne "La France Juive", scriverà:
"Il Semita è mercante, è cupido, intrigante, sottile, scaltro. L'Ariano è
entusiasta, eroico, cavalleresco, disinteressato, franco, fiducioso fino
all'ingenuità. Il Semita è un terrestre che non vede nulla al di là della vita
presente, l'Ariano è un figlio del cielo sempre preoccupato di aspirazioni
superiori: l'uno vive nella realtà , l'altro nell'ideale.".

Con una dose di infantilismo intellettuale ma di rara precisione metodologica
e di chiarezza Drumont delineerà le caratteristiche proprie di uno "spirito"
incarnatosi in una razza: "La disgrazia del Semita - fissatevi ben in tesa
questa osservazione fondamentale, in mio ricordo - è che egli supera sempre un
punto quasi impercettibile, che non bisogna oltrepassare con l'Ariano." e
sottolineando come, all'ingenuità dei Goyim = non ebrei (o ariani che dir si
voglia prendendo a prestito le parole dello stesso Drumont) si contrappone la
menzognera attitudine del tipo ebraico che ha desacralizzato, distrutto e
deturpato quanto di più sacro e morale nella vita delle nazioni.

"Se volete comprendere la storia del Medio Evo, guardate ciò che succede da
noi. - scrive Drumont - La Francia, grazie ai principii dell'89, abilmente
sfruttati dagli Ebrei, cadeva in dissoluzione. Gli Ebrei avevano monopolizzato
tutta la fortuna pubblica , invaso tutto, a parte l'esercito. I rappresentanti
delle vecchie famiglie, gentiluomini e borghesi, si erano divisi in due classi:
gli uni si davano ai piaceri, avevano come amanti delle fanciulle ebree che li
corrompevano o li rovinavano, mentre mercanti di cavalli e usurai ebrei
anch'essi , aiutavano quelle donne. Gli altri obbedivano a questa attrazione
che ha la razza ariana verso l'infinito, verso il Nirvana Indù, il Paradiso di
Odino, si disinteressavano quasi del movimento contemporaneo, si perdevano
nell'estasi , non avevano quasi più i piedi nella vita reale. Se i Semiti
avessero avuto qualche anno di pazienza, avrebbero raggiunto il loro fine. Uno
dei rari uomini veramente saggi che essi contano tra di loro è un discepolo di
Filone, un rappresentante della scuola ebraica di Alessandria, Giulio Simone,
avrebbe ben detto loro ciò che c'era da fare; occupare la terra piano piano e
lasciare che l'Ariano emigrasse in cielo. Gli Ebrei non hanno mai voluto
sentirci da questo orecchio. Al semita Simon hanno preferito il semita
Gambetta. Col pretesto che questo Fontanarose aveva fatto ingoiare ai francesi
le frottole più enormi, l'hanno sostenuto , fornito di capitali, appoggiato;
essi hanno pensato che stesse per sbarazzarli di quel Cristo che odiavano come
nel giorno in cui l'hanno crocifisso. La Franco-Massoneria ha pagato, i
giornali ebraici hanno montato l'opinione, si è prodigato l'oro e si sono
comprati largamente i commissari di polizia che, fino all'ultimo momento ,
rifiutavano di diventare colpevoli di un crimine."

L'opera di sovversione ebraica della Francia cristiana sarà successivamente
completata con la Terza Repubblica: a cominciare dal primo Novecento,
l'elemento ebraico arriverà alle più alte cariche dello Stato come mai prima e
alla luce del sole proclamerà quei principii universalistici tanto cari alle
sue logge nascoste all'interno delle quali era stata pensata, ideata e
progettata questa assoluta rivoluzione degli spiriti tanto da far sprofondare
la Francia nelle mani del parlamentarismo, del faziosimo partitico e del
socialismo marxista che, negli anni Trenta del nuovo secolo, si avrà un leader
ebreo, Leon Blum, a capo di un esecutivo espressione della più evidente prassi
internazionalista (il Fronte Popolare sostenuto da Stalin e dall'Unione
Sovietica).

La France juive o 'giudaizzata' di cui aveva profeticamente scritto
cinquant'anni prima Drumont sarà quella contro il quale muoveranno le armate
del Terzo Reich e che Adolf Hitler nei suoi ultimi discorsi "a tavola" (come
riportati dalla trascrizione fattane da Martin Bormann) definisce come una
delle irrecuperabili nazioni europee caduta sotto il tallone ebraico ,
ebraicizzata al massimo livello e resa strumento d'infezione nel cuore del
Vecchio Continente. Una verità lapalissiana che sarà dimostrata in tutta la sua
essenza anche durante il periodo bellico quando, nelle sale cinematografiche e
nei musei e teatri transalpini, la propaganda nazionalsocialista farà
proiettare documentari cinematografici quali "Les Forces Occultes" o "Der Ewige
Jude" o mostre itineranti sull'arte degenerata e sui segreti delle logge
massoniche.

"Oggi i Semiti si credono sicuri della vittoria. - afferma Drumont - Non è
più il Cartaginese o il Saraceno che guida il movimento, ma l'Ebreo; egli ha
sostituito alla violenza l'astuzia. Al bruciante attacco è succeduta
l'invasione silenziosa, progressiva, lenta. Non più orde armate annunciano al
loro arrivo con gridi, ma individualità separate, che si riuniscono senza
rumore in tutti i posti, in tutte le funzioni, dalle più basse alle più
elevate, un paese dopo l'altro. Invece di attaccare l'Europa di fronte, l'hanno
attaccata alle spalle: l'hanno aggirata. Nei dintorni di Wilna, questa Vagina
Judeorum, sono state organizzate le emigrazioni che hanno occupato la Germania,
superati i Vosgri e conquistata la Francia."

Occorre 'rileggere' 'anche' Drumont.... Altrimenti alti si leveranno i belati
delle pecore matte impaurite e divise della contemporaneità rovesciata
occidentale.


DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

Direttore Responsabile Agenzia Stampa "ISLAM ITALIA"

 

31/03/2009


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